The Social and the Deep: un confronto tra Bookchin e Naess.

La deep ecology: caratteristiche e limiti di una nuova prospettiva

Il termine deep ecology, o ecologia profonda, viene usato per la prima volta dal filosofo norvegese Arne Naess in un articolo del 1973, nel quale distingue due modi di interpretare il rapporto uomo-natura, e quindi due approcci diversi nei confronti dei problemi dell’ambiente: da una parte la shallow ecology, o ecologia superficiale, che consiste nell’approccio tradizionale a tali questioni, e che si impegna per la tutela e la preservazione della natura vedendola, però, solo come fonte di risorse per i bisogni umani; dall’altra proprio la deep ecology, portatrice di una visione nuova, in cui l’ambiente ha un valore intrinseco che l’uomo, in quanto non “conquistatore della comunità della terra”, ma “suo semplice membro e cittadino”, deve rispettare e di cui deve avere cura. Continua a leggere

Resoconto della riunione del 19 gennaio 2007

Il pienone per questa riunione, con dieci presenti. La riunione in sé è stata limitata ad alcune comunicazioni tecniche (in vista anche dell’organizzazione che Asterione curerà dell’Officina di BombaCarta del 3 marzo). È stato dunque lasciato ampio spazio al laboratorio, che – nonostante la presenza record – è andato avanti fino alla conclusione dei brani. Ecco l’elenco:

  • Primo Levi, “Il sistema periodico”
  • Hosseini Khaled, “Il cacciatore di aquiloni”
  • Kim Rossi Stuart, “Anche libero va bene” (montaggio) (v)
  • Raymond Carver, “La strada”
  • Wisława Szymborska, “La cipolla” e “Lode della cattiva considerazione di sé”
  • Derek Walcott, “Amore dopo amore”
  • Paolo Villaggio, “Fantozzi contro tutti” (v)
  • Wis?awa Szymborska, “Amore a prima vista”
  • Jean -Luc Godard, “Histoire(s) du cinéma: Godard fait des histoires. Entretien avec Serge Daney”
  • Einstürzende Neubauten, “Stella maris” (v)

I bisogni della persona con disabilità e il processo d’aiuto

di Tamara Di Felice

Il modello biopsicosociale e il benessere dell’individuo

Nella nostra società la nascita di una cultura in difesa della dignità e dell’autoaffermazione della persona con disabilità ha contribuito, insieme ad altri cambiamenti significativi (Zucconi, Howell, 2003), a trasformare profondamente il concetto di Salute e Benessere. La salute è ora considerata all’interno di un continuum benessere-malattia che si articola lungo lo spazio delimitato da due estremi: morte e qualità della vita. La salute non è più considerata come conseguenza diretta dell’assenza della malattia ma riconosciuta nella sua intrinseca natura evolutiva e accezione positiva. Continua a leggere