Laboratorio O’Connor del 22 maggio 2008

Ecco i testi letti durante il laboratorio del 22 maggio, condotto da Maura Gancitano: 

  • J. L. Borges, “La casa di Asterione”
  • Alicia Giménez-Bartlett, “Nido vuoto”
  • Grace Paley, “Desideri”
  • J. S. Foer, “Molto forte, incredibilmente vicino”
  • Patricia Schonstein-Pinnock, “Il cielo di Cape Town”

Ricambio negli ospiti (lo staff era affaticato dalla riunione di ieri e ha latitato, ma l’assenza è stata compensata da nuovi graditi arrivi), solita “collana” di testi che si chiamavano l’un l’altro (tutti molto belli) quasi si fossero messi d’accordo.

A breve informazioni sul prossimo appuntamento, probabilmente a metà giugno (prevediamo, salvo sorprese, un laboratorio anche a luglio).

Nel frattempo ci vediamo a Officina sabato 24 maggio alle 10.30! 

Vivere poeticamente, vivere realmente

La poesia può essere facilmente e banalmente identificata con una mera espressione degli stati d’animo del poeta, quasi che si tratti di un lavoro di introspezione cui segue la ricerca di una forma sufficientemente suggestiva da trasmettere questi contenuti introspettivi in modo efficace.

Molti poeti in erba affrontano la pagina innanzitutto a scopo “liberatorio”, per appagare un bisogno di trasmettere e condividere ciò che altrimenti rimarrebbe confinato all’interno della propria dimensione interna; è facile però che questo si riduca ad uno sbrodolamento autoreferenziale che si esaurisce nel momento stesso in cui si compie. L’esperienza della mailing list di BombaCarta, in cui ciclicamente si propongono dinamiche del genere, insegna che questo è un atteggiamento frequente, a volte quasi estremo, monologante. Più è radicale, più è difficile per l’autore sopportare la frustrazione di non essere capito o accolto. Criticare l’opera equivale in quel caso a criticare la persona stessa dell’autore, dal momento che questi la porta come rappresentazione piena e spontanea di sé. La frustrazione maggiore sembra legata allo stupore nel vedere che pochi versi che appaiono a chi li abbia scritti così pieni di emozione, senso, valore, risultino al lettore invece privi di interesse o di significato, se non addirittura fastidiosi. Tutto ciò non è un fatto negativo (anzi! direi che è un passaggio quasi inevitabile), purché apra un nuovo orizzonte in cui la parola poetica non debba semplicemente “espellere” un contenuto emotivo, ma lo debba anche realmente condividere e trasmettere (e ciò presuppone la relazione con un ascoltatore). In questo senso, una mailing list come quella di BombaCarta diventa uno strumento di crescita personale, ben oltre il valore “tecnico” dei suggerimenti che possano esprimersi nelle varie discussioni. Continua a leggere