Piccole perle di didattica

Aaron HillegassHo deciso recentemente di affrontare la programmazione Cocoa (in breve, programmare per MacOS X). Per me è un bel salto perché non ho mai programmato per un sistema operativo avendo lavorato solo con linguaggi di alto livello (per dire – e per chi sa di che parlo – non ho mai studiato il C né il C++, anche se conosco alcuni linguaggi che risentono della loro influenza).

Partire senza basi è molto difficile, ma va detto che il mondo dell’informatica ha sempre avuto a disposizione strumenti formativi eccellenti: tutorial online, libri, codice di esempio, forum di discussione etc.

Imparare a programmare quindi è molto più facile rispetto ad altre attività, perché insieme alla programmazione si è sviluppata di pari passo la necessità della documentazione: la programmazione è una disciplina che si è sviluppata insieme ai suoi stessi strumenti didattici. In ambito informatico c’è quindi una cultura genetica di attenzione alla didattica e i manuali sono quasi sempre piccoli capolavori di insegnamento per chiarezza, metodologia, ordine espositivo, presenza di esempi.

L’uscita di un paio di libri dedicati ai novizi mi ha convinto a fare questo salto. Uno di questi è la terza edizione di “Cocoa Programming for Mac OS X”, di Aaron Hillegass, veterano nel campo sia della programmazione Cocoa (che ha contribuito a creare) che dell’insegnamento.

La prefazione al manuale è una perla e la riporto pari pari, senza nemmeno tradurla. Sostituite “Cocoa” con qualunque disciplina e vedrete che il discorso torna in modo esemplare. Continua a leggere

Teoria e tecnica, predisposizione ed esperienza

Freud, Jung, Ferenczi et al.All’inizio della mia attività di terapeuta mi sono trovato in una situazione critica di parziale stallo. Sentivo infatti una difficoltà nel riuscire a tenere insieme i concetti teorici acquisiti di recente e l’autenticità che mi proponevo di mantenere di fronte ai miei pazienti. Autenticità nella relazione e conoscenza teorica mi sembravano posizioni inconciliabili separate dalla loro stessa intrinseca natura. L’analisi didattica mi appariva estranea al contesto lavorativo, lo studio teorico mi sembrava eccessivamente astratto, le mie reazioni di fronte ai pazienti mi apparivano dettate da un impulsività incontrollabile e inopportuna.

Le prime sedute con i pazienti sono state caratterizzate infatti da una grande tensione che cercavo di tenere sotto controllo attraverso l’applicazione di rigide regole di setting e trincerandomi dietro un silenzio che mi illudevo potesse mettermi al riparo da errori e passi falsi. Continua a leggere

I busti fisiognomici di F. X. Messerschmidt

F. X. MesserschmidtF.X. Messerschmidt (1736-1783), scultore viennese, visse a Roma e a Londra ed insegnò presso l’Accademia d’arte di Vienna fino al manifestarsi dei primi disturbi mentali all’età di 35 anni.

Allontanato dall’insegnamento, si ritirò in solitudine a Pressburg (Bratislava) dove, sollecitato dal generale interesse per gli studi di fisiognomica di quel periodo, nonché dalle trame complesse e spaventose dei suoi deliri, iniziò a scolpire i suoi “busti fisiognomici” (oltre 60 autoritratti).

La straordinaria capacità di riprodurre fedelmente il corpo umano e le sue espressioni gradualmente si intrecciò con un’idea delirante secondo la quale i demoni delle proporzioni erano intenzionati a punirlo, violentandolo sessualmente, per questo suo innato talento artistico. Continua a leggere

Reazioni prevalentemente iponoiche

 

Da: Alberto Gaston
“Genealogia dell’Alienazione”
Feltrinelli, Milano, 1987
pagg. 116-119

Usiamo il termine iponoico, mutuato da Kretschmer, in senso strettamente etimologico. Con esso vogliamo indicare una particolare qualità di certi stati psichici, che presentano caratteristiche per certi versi arcaiche e primordiali del funzionamento mentale e che si manifestano come slatentizzazione più o meno brusca di una sorta di struttura preformata, la quale, una volta innescata nella sua operatività, è connotabile in termini di automatismo: un qualcosa, cioè, che sembra provenire dal di sotto del nous, e che, ancora una volta, permette, tramite l’esclusione di tutti i processi riflessivi, di incontrare il mondo affettivo ed emozionale in tutta la sua immediata originarietà. Questi stati sono caratterizzati dai seguenti elementi: Continua a leggere