Reazioni prevalentemente iponoiche

 

Da: Alberto Gaston
“Genealogia dell’Alienazione”
Feltrinelli, Milano, 1987
pagg. 116-119

Usiamo il termine iponoico, mutuato da Kretschmer, in senso strettamente etimologico. Con esso vogliamo indicare una particolare qualità di certi stati psichici, che presentano caratteristiche per certi versi arcaiche e primordiali del funzionamento mentale e che si manifestano come slatentizzazione più o meno brusca di una sorta di struttura preformata, la quale, una volta innescata nella sua operatività, è connotabile in termini di automatismo: un qualcosa, cioè, che sembra provenire dal di sotto del nous, e che, ancora una volta, permette, tramite l’esclusione di tutti i processi riflessivi, di incontrare il mondo affettivo ed emozionale in tutta la sua immediata originarietà. Questi stati sono caratterizzati dai seguenti elementi:

  1. si svolgono sempre all’interno di una coscienza alterata (dal restringimento crepuscolare, all’oniroidismo, all’onirismo)
  2. l’esperienza psichica presenta profonde analogie con l’esperienza del sogno, sia per quanto riguarda la strutturazione spazio-temporale, sia per quanto riguarda la presenza di meccanismi quali la condensazione, la drammatizzazione, la simbolizzazione, sia, infine, per il tipo di relazione tra l’Io e la sua esperienza
  3. l’esperienza reattiva interrompe la continuità temporale del soggetto
  4. cessata la reazione, se l’amnesia non è totale, l’Io stabilisce in genere con l’esperienza subita un rapporto analogo a quello che stabilisce con il sogno.

Possiamo distinguere:

3.1. Esperienze acute, intense, a carattere spiccatamente primordiale, che, in genere, sono innescate da situazioni di grave pericolo reale. Esse oscillano tra una polarità di tipo stuporoso, con blocco psicomotorio più o meno totale e una polarità di iperattività motoria incoordinata e incongrua. Per gli stati più gravi che si possono manifestare agli estremi di questi due poli sono state fatte analogie con i comportamenti di certi animali in situazioni di pericolo (Todstellreflex e Bewegungssturm).

Nelle pagine sulla peste, Manzoni descrive in maniera toccante i gradi intermedi di questo tipo di reazioni:

Lungo i due lati che si presentano a chi guardi da quel punto, era tutto un brulichìo; erano ammalati che andavano, in compagnie, al lazzaretto; altri che sedevano o giocavano sulle sponde del fossato che lo costeggia; sia che le forze non fossero loro bastate per condursi fin dentro al ricovero, sia che, usciti di là per disperazione, le forze fossero loro ugualmente mancate per andare più avanti. Altri meschini erravano sbandati, come stupidi, e non pochi fuor di sè affatto; uno stava tutto infervorato a raccontar le sue immaginazioni a un disgraziato che giaceva oppresso dal male; un altro dava nelle smanie; un altro guardava in qua e in là con un visino ridente, come se assistesse a un lieto spettacolo. Ma la specie più strana e più rumorosa d’una tal trista allegrezza, era un cantare alto e continuo, il quale pareva che non venisse fuori da quella miserabile folla, eppure si faceva sentire più che tutte l’altre voci: una canzone contadinesca d’amore gaio e scherzevole, di quelle che chiamavan villanelle; e andando con lo sguardo dietro al suono, per iscoprire chi mai potesse esser contento, in quel tempo, in quel luogo, si vedeva un meschino che, seduto tranquillamente in fondo al fossato, cantava a più non posso, con la testa per aria. (I promessi sposi, cap. XXXIV)

3.2. Esperienze di tipo crepuscolare. Da sempre considerate come reazioni tipiche di personalità con problematiche isteriche. La coscienza si restringe bruscamente, come se l’evento toccasse un elemento profondo, facendo scattare una sorta di altro stato; il vissuto, che sembra nascere da un fondo timico intrecciato di emozione e desiderio, si esteriorizza drammatizzandosi: tutto ciò che non rientra nel tema emotivo appare selettivamente scotomizzato. L’analogia con il sogno è notevole, tanto che Kretschmer ne ha descritto la differenza:

si distingue dal sogno dell’uomo sano per due caratteri: prodotto da emozioni violente ed acute, lo stato crepuscolare presenta una carica affettiva molto più considerevole e si svolge in una maniera più violenta e drammatica, l’angoscia, la disperazione, la collera, il rapimento erotico attraverso le quali esso si esprime si manifestano in una maniera molto più impressionante e sofferta che nel sogno. Inoltre, mentre il sogno è separato dalla psicomotricità da una barriera insormontabile, lo stato crepuscolare comunica con la sfera motoria con una facilità spesso esagerata.

3.3. Esperienze di tipo oniroide. La coscienza è alterata qualitativamente a tutto campo; ne deriva uno stato psichico particolare in cui, accanto e contemporaneamente all’esperienza reale, declinata all’ombra del dubbio, si colloca un’altra forma di esperienza, con caratteri di interiorità, ma con forte coefficiente di realtà; essa si oppone all’esperienza reale, indebolendola nella sua pregnanza percettiva; il vissuto si situa nella dimensione del ?come se?; i significati si sospendono; si perdono i confini tra immagine e realtà ed esse si presentano equivalenti nella loro estesia; l’angoscia può raggiungere limiti inimmaginabili: è la Wahnstimmung, l’umore delirante, la preparazione dell’animo ad accogliere significati nuovi, estranei e misteriosi. Questa reazione espone il soggetto alla possibilità di entrare profondamente nella follia. Per cercare di comprendere più da vicino questo complesso e straordinario stato mentale conviene affidarsi a una magnifica pagina di Gérard de Nerval in Aurelia:

Qui ebbe inizio per me quello che chiamerò il dilagare del sogno nella vita reale. Da quel momento tutto assumeva talvolta un duplice aspetto ? e questo senza mai che il ragionamento mancasse di logica, senza che la memoria smarrisse i più piccoli dettagli di quanto mi accadeva. Soltanto le mie azioni; insensate in apparenza, obbedivano a ciò che, secondo la ragione umana, si chiama illusione…
[…]
Ritrovatomi solo, mi levai a fatica e ripresi il cammino in direzione della stella dalla quale non distoglievo gli occhi. Camminando cantavo un inno misterioso che mi pareva di ricordare come se l’avessi udito in un?altra esistenza e mi colmava di una gioia ineffabile. Nello stesso tempo mi andavo spogliando dei miei vestiti terrestri e li disperdevo intorno a me. La strada sembrava alzarsi senza posa e la stella ingrandirsi. Poi rimasi a braccia tese aspettando il momento in cui l?anima, attratta nel raggio della stella da una forza magnetica, si sarebbe separata dal corpo. Sentii un brivido; il rimpianto della terra e di coloro che amavo mi strinse il cuore e supplicai con tanto ardore lo Spirito che mi attirava che mi parve di ridiscendere in mezzo agli uomini. Una ronda notturna mi circondava; avevo la sensazione di essere grandissimo, e carico di forze elettriche, pronto a rovesciare tutto quanto mi si avvicinasse. C’era qualche cosa di veramente comico nella cura che prendevo di risparmiare la forza e la vita dei soldati che mi avevano raccolto.
[…]
Steso su un letto da campo, mi parve di vedere il cielo svelarsi e aprirsi in mille aspetti di inaudita magnificenza. Il destino dell’Anima liberata sembrava rivelarsi a me quasi a farmi rimpiangere di avere voluto rimettere piede, con tutte le forze dello spirito, sulla terra che stavo lasciando… Cerchi immensi si stavano tracciando nell’infinito, simili alle orbite che forma l’acqua turbata dalla caduta di un corpo; ogni regione, popolata da immagini grandiose, si muoveva e svaniva di volta in volta mentre una divinità, sempre la medesima, gettava lontano sorridendo le maschere furtive delle sue diverse incarnazioni per rifugiarsi alla fine, inafferabile, nei mistici splendori del cielo d’Asia.
[…]
Questo stato si protrasse per parecchi giorni. Fui trasportato in una casa di cura. Molti parenti ed amici vennero a visitarmi senza che io me ne accorgessi.
La sola differenza tra veglia e sonno era che, nella veglia, tutto ai miei occhi si trasfigurava; le persone che mi si avvicinavano sembravano cambiate, gli oggetti erano avvolti in una penombra che ne modificava le forme, e i giochi di luce, le combinazioni dei colori si scomponevano portandomi a seguire una serie costante di impressioni collegate tra loro e di cui il sogno, più svincolato dagli elementi esterni, prolungava la probabilità.

3.4. Esperienze di tipo onirico. La coscienza è alterata quantitativamente; ci sono tutti i segni di un’importante compartecipazione somatica. L’evento, in questo caso, tocca quasi sempre fisicamente il corpo. Non si riesce più a cogliere una differenza tra le due esperienze (quella con carattere di interiorità e quella con carattere di esteriorità); l’immagine e la realtà non sono più né l’una opposta all’altra né l’una equivalente all’altra, ma si presentano frammiste e confuse in una continua e cangiante polimorfia. La continuità temporale è frantumata in una successione di parziali presenti. L’Io si smarrisce totalmente nella confusione. L’affettività occupa il mentale e si tramuta direttamente nell’azione. è l’unica reazione che espone concretamente il soggetto alla possibilità della morte.

© Alberto Gaston