Il primo laboratorio per gli educatori

EducatorilettoriMartedi 8 luglio si è svolto il primo laboratorio di lettura riservato agli educatori. Hanno partecipato anche alcuni psichiatri o psicologi con esperienza di lavoro con gli educatori. Il laboratorio è stato condotto dal sottoscritto, per fornire un modello generale a chi facesse l’esperienza dalla prima volta: dal prossimo incontro, se ci saranno volontari, sperimenteremo una conduzione a turno.

Eravamo quindici, un numero superiore alle attese e al limite estremo della capienza della stanza che ci accoglieva.

Queste le mie impressioni, in parte confermate dai riscontri che mi stanno arrivando: è stata una bella esperienza. Il clima è stato da subito molto amichevole, confortevole; mi sembra che tutti ci siamo trovati subito a nostro agio. I testi erano tutti molto belli e sono stati letti e commentati con lo spirito giusto, in un equilibrio perfetto fra pagina scritta e vissuto personale. In sostanza, non potevo immaginare un inizio migliore.

Abbiamo deciso che ripeteremo l’esperienza e confido che possa diventare velocemente un incontro fisso.

Abitare – Dodici storie ai margini

Il libro di Pietro SalemmeAbitare. Dodici storie ai margini” (Edizioni Universitarie Romane – 2006) si colloca in un’area di vasto respiro metodologico e clinico. Esso attraversa, infatti, una prospettiva terapeutica basata sul rapporto quotidiano dei pazienti con la gruppalità, sia essa intesa come large group comunitario che come interazione del singolo paziente con gli altri ospiti o con lo staff di operatori. Il testo, inoltre, è attraversato dalle tante osservazioni sulla fenomenologia dell’abitare, che diviene campo d’indagine e strumento operativo su cui attivare pensieri e risorse d’équipe per favorire i processi terapeutici di cambiamento.

Nella narrazione di ogni singola storia, c’è l’eredità affettiva che gli individui sofferenti hanno sedimentato negli oggetti che le loro case ci svelano ad uno sguardo approfondito, ci sono le storie che costoro hanno disseminato con la loro presenza nei locali delle strutture sanitarie, spesso, quest’ultime, solo reperibili nelle cartelle cliniche così poco generose di dettagli che esulino dalla classica descrizione dei decorsi sintomatologici, ci sono le immagini di un territorio in cui l’équipe della Comunità Terapeutica scende cercando commistioni e mimetismi a scopo epistemofilico e clinico per continuare a pensare la complessità dell’esistere e del creare legami, c’è infine l’eco delle registrazioni controtransferali degli operatori, che sono impegnati sul versante personale interno nell’analisi della domanda di cura nonché sui processi della propria stessa temporalizzazione quali agenti terapeutici e individui umani.

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Diario del laboratorio O’Connor del 2 luglio 2008

Ecco i testi letti nel laboratorio O’Connor del 2 luglio (sette partecipanti):

  • F. Gungui, “Nel catalogo c’è tutto. Per chi va o torna a vivere da solo”
  • J. O’Farrell, “Il meglio di un uomo”
  • D. Cugia, “No”
  • A. Piperno, “Con le peggiori intenzioni”
  • V. Majakovskij, “Paesaggio”
Era l’ultimo laboratorio O’Connor prima dell’estate, riprenderemo a metà settembre.

Hanna Segal e il concetto kleiniano di fantasia inconscia

Proponendosi di chiarire il concetto formulato da M. Klein di fantasia inconscia, Hanna Segal si dichiara convinta dell’importanza di una simile spiegazione alla luce dei fraintendimenti cui sono andati spesso incontro i concetti kleiniani di oggetti interni e quelli freudiani di istanze psichiche.

Le critiche mosse alla teoria freudiana, dunque, accusata di una visione antropomorfica della struttura mentale, appaiono superflue se viste alla luce del concetto di fantasia inconscia.

Il Super-Io, spiega la Segal, non è stato teorizzato da Freud presupponendo l’esistenza di un omuncolo effettivamente contenuto nell’inconscio, ma che questa è una delle fantasie sui contenuti del corpo e della mente dell’essere umano. Allo stesso modo, la teoria di M. Klein spiega gli oggetti non in termini concreti, ma come fantasie inconsce dell’individuo circa ciò che la psiche e il corpo possano contenere. Per la Klein le fantasie inconsce sono sempre attive fin dalla nascita e dalla loro relazione con la realtà esterna si determina il carattere della psicologia di ogni individuo. Continua a leggere