Dopo la seconda Officina di psichiatria

Il nostro secondo incontro si è svolto nella nuova sala di Circonvallazione Clodia, che si è rivelata più che adeguata alle nostre esigenze; presumibilmente diventerà la sede definitiva delle nostre officine.

Molto complesso il tema, soprattutto nel poco tempo a disposizione. Abbiamo iniziato parlando del periodo che va da Mesmer all’arrivo di Freud da Charcot, quindi degli oltre cento anni che hanno preceduto la nascita “ufficiale” della psicoanalisi, durante i quali se ne sono costruiti però i presupposti culturali. Dopodiché abbiamo esaminato i concetti base del linguaggio analitico: Io, Es e Super Io, ansia e conflitto, meccanismi di difesa, transfert. Sono stati velocemente toccati i concetti kleiniani di posizione schizoparanoide e posizione depressiva. Non c’è stato tempo per discutere un caso (sostituito da una breve sessione di domande e risposte).

Lab educatori di maggio 2009

Il laboratorio si apre con un elogio della distrazione e procede così: distrattamente! Otto i presenti, ecco i brani:

  • T. Di Francesco, “Io non guido”
  • “In questo mondo” (haiku)
  • C. M. Barker, “Il ginestrone”
  • W. Shakespeare, sonetto n. 116
  • R. M. Rilke, “La giostra”
  • G. Russo, “Chi ama torna sempre indietro”
  • N. Maclean, “In mezzo scorre il fiume”

L’altro fuoco

L'Altro FuocoAntonio Spadaro, L’altro fuoco. L’esperienza della letteratura, vol. II, Milano, Jaca Book, 2009, pp. 300.

La parola poetica brucia ma non si consuma, rivelando una presenza permanente che la abita. Quando la parola è davvero «poetica» – cioè creativa – diviene come un biblico roveto ardente. Quando è letta, diventa attiva nel lettore, comunica la sua potenza espressiva, ma non si disperde, non si infiacchisce nella lettura: è un fuoco che il suo ardore rigenera (M. Luzi). E soprattutto non «divora» il lettore annullandolo, assimilandolo in se stessa. Il fuoco prodotto da selci brucia e consuma in sé. L’esperienza della letteratura invece è generata da un «altro fuoco», che infiamma ma proprio per questo potenzia. Ecco dunque la necessità di scoprire senza selci l’altro fuoco, come afferma un verso di Bartolo Cattafi.

La vera esperienza estetica rafforza l’uomo, non lo annienta, come invece fa l’ideologia o la mistificazione. La parola poetica è una invisibile fiamma (O.Sedakova), che resta viva e lascia vivi. Anzi produce i suoi effetti lentamente, modificando nel lettore il suo modo di vedere il mondo, la realtà, la sua stessa vita. Chi di noi, infatti, non è stato influenzato, in un modo o nell’altro, da un personaggio di un romanzo o dal verso di una poesia? Chi non si è sentito «infiammare» da una parola poetica che ha legna da ardere / proprio al centro, legna da ardere intrisa / di resina (R. Carver).

Il presente volume costituisce un percorso esemplare alla ricerca della letteratura che ha vento di fuoco, come scrive Alda Merini, in compagnia di grandi autori della letteratura contemporanea.

Nel volume così si susseguono ritratti e figure che dipingono l’uomo come nudo nelle sue tensioni fondamentali, teso com’è tra nostalgia dei miti e scoperta del reale, attesa vigilante e viaggio avventuroso, dramma della vita e desiderio di scoperta, delusa desolazione e fresco stupore.

(dalla quarta di copertina)